Esempi: art. 2901 c.c. · 25586/2026 · "giurisdizione esclusiva". Le virgolette cercano la frase esatta.

Distanze tra edifici in Comuni senza piano urbanistico: si applica la regola dell’altezza del fronte e non il d.m. 1444/1968 (Cass. civ., Sez. 2, n. 27243/2026)

Le prescrizioni del d.m. n. 1444 del 1968 richiedono, per la loro applicazione, la previa emanazione degli strumenti urbanistici locali con cui i comuni individuano le zone territoriali omogenee. Ne discende che, quando il comune ne è privo o non dettano norme sulle distanze né gli strumenti né i regolamenti edilizi, si applica l’art. 41-quinquies, lett. c), della legge n. 1150 del 1942: nelle nuove edificazioni residenziali la distanza dagli edifici vicini non può essere inferiore all’altezza di ciascun fronte da costruire, fino all’abrogazione disposta dall’art. 136 del d.P.R. n. 380 del 2001.

Superbonus 110% e crediti fittizi: la truffa aggravata si consuma con la prima cessione, anche per il sequestro per equivalente (Cass. Sez. Unite, n. 36525/2026)

Nella materia del Superbonus 110% la creazione di un credito d’imposta fittizio, documentato da fatture per operazioni inesistenti, con opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito, integra la truffa aggravata di cui agli artt. 640 e 640-bis cod. pen. Il reato si consuma con il perfezionamento della prima cessione, mediante la comunicazione dell’opzione all’Amministrazione finanziaria e l’accettazione del credito sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate, senza necessità di successiva compensazione, riscossione o ulteriore cessione. Ne discende che non si configura un tentativo e il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente del profitto è ammissibile.

Superbonus 110% e fatture false: è truffa aggravata ai danni dello Stato, già consumata con la cessione del credito (Cass. Sez. Unite, n. 36526/2026)

Nella materia del Superbonus 110% la costituzione di un credito d’imposta fittizio, mediante fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti e con opzione per lo sconto anticipato dai fornitori o per la cessione del credito, è sussumibile negli artt. 640 e 640-bis cod. pen. Il reato si consuma con il perfezionamento della prima cessione, mediante la comunicazione dell’opzione all’Amministrazione finanziaria e l’accettazione del credito da parte del fornitore o del cessionario, non essendo necessari il successivo utilizzo in compensazione, la riscossione o l’ulteriore cessione. Ne discende che il reato non resta allo stadio del tentativo.

Fornitori dell’azienda sequestrata in via di prevenzione: se l’amministratore giudiziario agisce per la società, lo Stato non risponde (Cass. Sez. Unite, n. 26806/2026)

Per le obbligazioni assunte dall’amministratore giudiziario di beni aziendali sequestrati in sede di prevenzione, l’erario risponde, in caso di confisca, solo se egli ha contrattato nella qualità di custode o amministratore dei beni aziendali; se invece ha agito in nome e per conto della società quale suo legale rappresentante, delle obbligazioni risponde esclusivamente la società con il proprio patrimonio. Ne discende che, accertato che il contratto è stato concluso in rappresentanza della società, resta esclusa ogni responsabilità dell’erario, anche dopo la confisca delle quote.

Delocalizzazione post-sisma negata: il risarcimento del danno va chiesto al giudice amministrativo (Cass. Sez. Unite, n. 26805/2026)

Nella disciplina emergenziale successiva al sisma del 2016, la domanda di risarcimento del danno per il diniego dell’autorizzazione alla delocalizzazione dell’attività produttiva appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo. Il rilascio dell’autorizzazione è l’esito di un procedimento complesso, nel quale intervengono valutazioni discrezionali, compreso il parere dell’ente locale, sicché la posizione del richiedente ha la consistenza di un interesse legittimo e non di un diritto soggettivo. Ne consegue il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.

Sanzioni Consob e Banca d’Italia a un ex vertice di banca: il fondo patrimoniale non protegge se la carica manteneva la famiglia (Cass. civ., Sez. 3, n. 26690/2026)

In tema di fondo patrimoniale (art. 170 cod. civ.), l’obbligazione relativa a sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Consob o dalla Banca d’Italia a chi riveste funzioni di gestione apicale in un istituto di credito è inerente ai bisogni della famiglia quando risulti accertato in fatto che la carica retribuita fosse la fonte primaria o essenziale dei redditi destinati al mantenimento del nucleo familiare. Ne discende che la sanzione per violazione colposa dei doveri di vigilanza è una passività funzionalmente legata all’attività professionale svolta nell’interesse della famiglia, e i beni del fondo possono rispondere del relativo debito.

Consulenza tecnica d’ufficio: il perito può accertare i fatti secondari e usare i documenti degli uffici pubblici, ma non quelli principali (Cass. civ., Sez. 1, n. 26723/2026)

In materia di consulenza tecnica d’ufficio, il consulente, nei limiti delle indagini commessegli, può accertare tutti i fatti inerenti all’oggetto della lite il cui accertamento sia necessario per rispondere ai quesiti, purché non si tratti dei fatti principali che le parti hanno l’onere di allegare a fondamento della domanda o delle eccezioni, né di fatti principali rilevabili d’ufficio. Ne discende che, trattandosi di fatti secondari, il consulente può utilizzare la documentazione formata e custodita da uffici pubblici, mentre le eventuali nullità della consulenza restano sanate se non eccepite nella prima difesa successiva.

Volo cancellato per le restrizioni anti-Covid: niente compensazione solo se la compagnia prova di non avere alcun margine di intervento (Cass. civ., Sez. 3, n. 26552/2026)

In tema di trasporto aereo internazionale, ai sensi degli artt. 5 e 7 del Reg. CE n. 261/2004, il vettore è liberato dall’obbligo di compensazione pecuniaria in caso di cancellazione del volo se dimostra il ricorrere di circostanze eccezionali, che possono consistere anche in eventi esterni come misure normative nazionali e internazionali restrittive della circolazione adottate per contrastare la diffusione di un virus. Ne consegue che il vettore deve provare l’effettiva insussistenza di ogni residuo potere di intervento o di margine di operatività utilmente spendibile rispetto alla situazione da fronteggiare.

Revocatoria fallimentare dei pagamenti per forniture: il limite dell’art. 70 vale solo con un conto corrente o un legame analogo a monte (Cass. civ., Sez. 1, n. 26558/2026)

Sono rapporti continuativi o reiterati ai sensi dell’art. 70, terzo comma, della legge fallimentare, e dunque ai fini del limite posto agli effetti della revocazione, soltanto quelli che, anche fuori dall’ambito bancario, siano regolati a monte da un rapporto di conto corrente (art. 1823 cod. civ.) o da un analogo legame, in forza del quale gli atti estintivi di posizioni passive confluiscono in un contesto giuridico unitario in cui le rimesse possono ripristinare una provvista disponibile. Ne discende che i pagamenti per semplici forniture reiterate, privi di tale struttura unitaria, non beneficiano del limite previsto dalla norma.

Fallimento del datore e fondo pensione: privilegio sui contributi del lavoratore e sul TFR, non su quelli dell’impresa (Cass. Sez. Unite, n. 26355/2026)

Nell’ambito di applicazione del d.lgs. n. 252 del 2005, ai fini del privilegio di cui all’art. 2751-bis, n. 1, cod. civ. nelle procedure concorsuali, conservano natura retributiva i crediti per il mancato versamento alla previdenza complementare dei contributi a carico del lavoratore e degli accantonamenti del TFR maturando. Ne discende che tali crediti sono assistiti dal privilegio, mentre i crediti per i contributi a carico del datore di lavoro non hanno natura retributiva e restano privi del privilegio.