Archivi categoria: Risarcimento Danni

Chiamata in garanzia: nel processo già aperto in Italia risponde il giudice italiano (Cass. Sez. Unite, n. 29664/2024)

L’art. 8, numero 2, del regolamento UE 1215/2012, a cui rinvia l’art. 3, comma 2, della legge 31 maggio 1995, n. 218, attribuisce la giurisdizione al giudice del luogo in cui il processo principale è pendente quando la domanda di garanzia sia proposta nell’ambito di quel medesimo giudizio. Ne consegue che, in forza del collegamento stretto tra le due domande, diretto a evitare contrasti di giudicati, resta affermata la giurisdizione italiana, mentre la norma non trova applicazione ove l’azione di garanzia sia esperita in via autonoma. Da qui il rigetto del primo motivo di ricorso, con la dichiarazione della giurisdizione italiana e la rimessione degli altri motivi alla sezione competente.

Prescrizione del reato in appello: il merito resta da valutare per la parte civile (Cass. Sez. Unite, n. 36208/2024)

Nel giudizio di appello avverso la sentenza di condanna anche al risarcimento dei danni, il giudice che veda estinto il reato per prescrizione nelle more non può limitarsi a prenderne atto applicando i criteri della sentenza della Corte costituzionale n. 182 del 2021, ma, per effetto della costituzione della parte civile, è tenuto a valutare, anche a fronte di prove insufficienti o contraddittorie, la sussistenza dei presupposti per l’assoluzione nel merito. Ne discende che il principio di cui a Sez. U, n. 35490 del 2009 resta confermato e non entra in contrasto con l’art. 578 cod. proc. pen. come interpretato alla luce dell’art. 111 Cost.

Danno da opera idraulica: qualunque sia il fondamento della domanda decide il Tribunale delle Acque (Cass. Sez. Unite, n. 23332/2024)

L’art. 140, lett. e), r.d. 17 luglio 1933, n. 1775, va interpretato nel senso che sono devolute alla competenza del Tribunale Regionale delle Acque tutte le domande, comunque motivate, proposte contro il proprietario o il gestore di un’opera idraulica per ottenere il risarcimento del danno cagionato dal modo in cui l’opera è stata realizzata, gestita o mantenuta. Ne discende che il riparto non dipende dalla norma invocata dall’attore né dalla rarità degli uffici giudiziari competenti, non potendo il principio di prossimità prevalere su una disciplina processuale chiara e di facile applicazione.

Gioco d’azzardo: senza un sistema illegittimo lo Stato non risarcisce (Cass. Sez. Unite, n. 18625/2024)

La responsabilità dello Stato per i danni cagionati ai singoli dalle violazioni del diritto dell’Unione può fondarsi anche su norme primarie dei Trattati e non richiede un preventivo accertamento di inadempimento da parte della Corte di giustizia, purché la violazione sia grave e manifesta e la norma violata conferisca diritti ai singoli. Ne consegue che resta esclusa la pretesa risarcitoria ove il sistema nazionale di riferimento non risulti illegittimo, perché le pronunce che censurano soltanto profili sanzionatori non mettono in discussione la complessiva legittimità del regime. Sicché il ricorso principale è rigettato e resta assorbito quello incidentale condizionato.

Impianto sui rifiuti e immissioni: il danno alla salute si aziona davanti al giudice ordinario (Cass. Sez. Unite, n. 18472/2024)

La circostanza che l’esercizio di un’attività imprenditoriale nella materiale estrinsecazione del ciclo produttivo dei rifiuti venga assunto come produttivo di pericolo per la salute o di immissioni intollerabili non arretra la giurisdizione in materia di diritti soggettivi. Ne consegue che appartiene al giudice ordinario la domanda di risarcimento o inibizione proposta da chi dal fatto abbia subito pregiudizio alla salute o alla proprietà, restando la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo limitata alle impugnazioni dei provvedimenti amministrativi in materia ambientale.

Consulenza finanziaria con la Svizzera: il luogo della prestazione chiama il giudice italiano (Cass. Sez. Unite, n. 9956/2024)

In forza dell’art. 5, paragrafo 1, lettera b), della Convenzione di Lugano, per i contratti di prestazione di servizi il luogo di esecuzione è quello in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto. Ne consegue che la controversia in materia di responsabilità contrattuale per violazione delle norme di comportamento da parte di un consulente per investimenti è devoluta al giudice del luogo della prestazione, sicché, ove il servizio abbia avuto ad oggetto operazioni per un cliente domiciliato in Italia, va affermata la giurisdizione del giudice italiano.

Servitù coattiva imposta durante il giudizio: restituzione e danno cedono all’indennizzo (Cass. Sez. Unite, n. 9448/2024)

L’adozione del provvedimento di acquisizione sanante, come l’imposizione di una servitù coattiva, determina l’improcedibilità delle domande di restituzione e di risarcimento del danno proposte in relazione al bene, a meno che non si sia già formato il giudicato non solo sul diritto alla restituzione, ma anche sull’illiceità del comportamento dell’amministrazione. Ne discende che la pretesa si converte in quella all’indennizzo previsto dall’art. 42-bis del d.P.R. n. 327 del 2001, la cui liquidazione è contestabile davanti alla corte d’appello nelle forme dell’art. 29 del d.lgs. n. 150 del 2011.

Impugnazione incidentale del coobbligato: funziona anche se adesiva e in ritardo (Cass. Sez. Unite, n. 8486/2024)

Il principio di consumazione dell’impugnazione preclude la riproposizione di un secondo atto solo quando il primo sia stato dichiarato inammissibile o improcedibile: finché la declaratoria non intervenga, può essere proposto un secondo atto, immune dai vizi del precedente, che lo sostituisce e può investire anche capi diversi. Nella stessa decisione la Corte afferma che l’impugnazione incidentale tardiva del coobbligato in solido è ammissibile anche quando rivesta le forme dell’impugnazione adesiva, poiché l’interesse può sorgere dall’impugnazione principale, e vale pure per l’interesse sorto dopo un’altra impugnazione incidentale tardiva.

Opere di urbanizzazione fermate dall’ente: il risarcimento lo giudica l’autorità amministrativa (Cass. Sez. Unite, n. 3755/2024)

Il ritardo dell’ente locale nella realizzazione delle opere di urbanizzazione e nell’esecuzione del relativo procedimento giustifica il risarcimento del danno davanti al giudice amministrativo, che ne ha la giurisdizione esclusiva ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 104 del 2010. Ne discende che restano estranee a tale ipotesi le liti risarcitorie fondate sul contatto sociale qualificato, devolute al giudice ordinario, poiché tale inerzia coinvolge un potere discrezionale di gestione e conformazione del territorio.

Strada chiusa: al frontista che chiede i danni spetta il giudice amministrativo (Cass. Sez. Unite, n. 30175/2023)

Il proprietario di un fondo confinante con la strada pubblica che lamenti la mancata adozione dei provvedimenti per il ripristino della viabilità fa valere un interesse legittimo, correlato all’uso speciale del demanio ancorché incidente sul godimento del fondo privato. L’azione risarcitoria per l’omesso esercizio del potere di polizia della strada è quindi esperibile dinanzi al giudice amministrativo in sede di giurisdizione generale di legittimità, anche se proposta in via autonoma ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104.