Archivi categoria: Penale e Procedura

Superbonus 110% e crediti fittizi: la truffa aggravata si consuma con la prima cessione, anche per il sequestro per equivalente (Cass. Sez. Unite, n. 36525/2026)

Nella materia del Superbonus 110% la creazione di un credito d’imposta fittizio, documentato da fatture per operazioni inesistenti, con opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito, integra la truffa aggravata di cui agli artt. 640 e 640-bis cod. pen. Il reato si consuma con il perfezionamento della prima cessione, mediante la comunicazione dell’opzione all’Amministrazione finanziaria e l’accettazione del credito sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate, senza necessità di successiva compensazione, riscossione o ulteriore cessione. Ne discende che non si configura un tentativo e il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente del profitto è ammissibile.

Superbonus 110% e fatture false: è truffa aggravata ai danni dello Stato, già consumata con la cessione del credito (Cass. Sez. Unite, n. 36526/2026)

Nella materia del Superbonus 110% la costituzione di un credito d’imposta fittizio, mediante fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti e con opzione per lo sconto anticipato dai fornitori o per la cessione del credito, è sussumibile negli artt. 640 e 640-bis cod. pen. Il reato si consuma con il perfezionamento della prima cessione, mediante la comunicazione dell’opzione all’Amministrazione finanziaria e l’accettazione del credito da parte del fornitore o del cessionario, non essendo necessari il successivo utilizzo in compensazione, la riscossione o l’ulteriore cessione. Ne discende che il reato non resta allo stadio del tentativo.

Oblazione e 131-bis: al GIP l’obbligo di motivare prima di archiviare per tenuità (Cass. pen., Sez. 3, n. 23517/2026)

L’archiviazione per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis cod. pen. non può essere pronunciata quando, per le medesime contravvenzioni in materia di sicurezza sul lavoro, sussistano i presupposti per l’estinzione del reato per adempimento delle prescrizioni e del pagamento in misura ridotta ex art. 162-bis cod. pen. e art. 20 e seguenti del d.lgs. 9 aprile 1994, n. 758. Ne consegue che il giudice per le indagini preliminari, investito dell’opposizione, deve motivare in ordine alla causa estintiva speciale e, per le violazioni accessorie, sulla domanda di oblazione, prima di addivenire all’archiviazione per tenuità, altrimenti l’ordinanza è illegittima per omessa motivazione.

Controllo giudiziario volontario: il giudice della prevenzione deve verificare il pericolo di infiltrazione mafiosa (Cass. Sez. Unite, n. 21077/2026)

Il controllo giudiziario volontario, istituto autonomo rispetto all’amministrazione giudiziaria e al controllo prescrittivo, non dispensa il giudice della prevenzione dall’accertamento del pericolo concreto di infiltrazione mafiosa, presupposto essenziale per la sussistenza della misura. La verifica non può limitarsi alla bonificabilità dell’impresa, ma deve comprendere la valutazione della relazione con l’organizzazione criminale, senza la quale non vi sarebbe alcun bisogno di emenda né sarebbe verificabile, all’esito del periodo di controllo, se la società abbia attuato e consolidato il superamento delle accertate criticità determinate dall’occasionale contatto con la criminalità organizzata.

Truffa degli anziani e due gip in conflitto: la cautela rinnovata resta valida (Cass. Sez. Unite, n. 19652/2026)

Non sussiste conflitto negativo di competenza quando il giudice per le indagini preliminari, dopo aver ricevuto la richiesta di misura cautelare a seguito della declaratoria di incompetenza per territorio di altro giudice che abbia adottato solo in via provvisoria un provvedimento coercitivo, pur ritenendosi incompetente ai sensi dell’art. 27 cod. proc. pen., invece di limitarsi a ricusare la cognizione ex art. 28 dello stesso codice, disponga comunque una misura cautelare e sollevi contestualmente il conflitto. In tal caso il conflitto è insussistente e l’ordinanza cautelare, emessa nel rispetto del termine di cui all’art. 27 cod. proc. pen., resta valida ed efficace.

Errore materiale nella condanna alla cassa delle ammende: 4.000 euro diventano 3.000 (Cass. Sez. Unite, n. 17494/2026)

Le Sezioni Unite penali intervengono d’ufficio, ai sensi dell’art. 625-bis, comma 3, cod. proc. pen., per correggere un errore materiale contenuto nella loro stessa ordinanza-documento: nell’ultimo rigo della motivazione e nel dispositivo era indicata la somma di quattromila euro da versare in favore della cassa delle ammende, mentre nel corrispondente dispositivo riportato sul ruolo di udienza ne era stabilita una di tremila euro. Con l’applicazione dell’art. 130 cod. proc. pen. la Corte dispone che la somma debba intendersi e leggersi determinata in tremila euro, mandando alla cancelleria per l’annotazione della correzione sull’originale.

Sequestro di prevenzione: il diniego di revoca non è impugnabile e la norma va alla Corte costituzionale (Cass. Sez. Unite, n. 14860/2026)

L’art. 27, commi 1 e 2, del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, nella parte in cui non prevede alcun mezzo di impugnazione avverso il provvedimento di diniego della richiesta di revoca del sequestro prodromico alla confisca di prevenzione, solleva una questione di legittimita costituzionale. Le Sezioni Unite la dichiarano rilevante e non manifestamente infondata con riferimento agli artt. 3, 24, 41, 42, 111 e 117 Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 6 CEDU e all’art. 1 del Protocollo addizionale. Il procedimento e sospeso e gli atti trasmessi alla Corte costituzionale.

Bancarotta e lavori straordinari dell’appartamento: l’esborso al locatore è distrazione (Cass. pen., Sez. 5, n. 8099/2026)

In tema di bancarotta per distrazione, l’accollazione alla curatela fallimentare di lavori di manutenzione straordinaria che l’art. 1576 cod. civ. pone a carico del proprietario-locatore integra distrazione, non potendo il conduttore asportare le migliorie ex art. 1592 cod. civ. né esercitare lo ius tollendi ex art. 1593 senza che il bene sia restituito senza nocumento. Ne discende che l’esborso gravato sulla massa fallimentare per opere di spettanza del locatore si risolve in un danno alla procedura.

Sequestro preventivo: legittimazione all’impugnazione dell’indagato non titolare del bene (Cass. Sez. Unite, n. 7983/2026)

L’indagato, che non sia titolare del diritto alla restituzione del bene assoggettato a sequestro preventivo, è astrattamente legittimato a proporre ricorso per riesame, ma può farlo solo se dimostra di avere un interesse concreto e attuale alla proposizione del mezzo di impugnazione, correlato al recupero della piena disponibilità del bene o ad un interesse giuridicamente rilevante che ne derivi.

Impugnazione PEC errata ma pervenuta: ammissibile o no? (Cass. Sez. Unite, n. 6565/2026)

L’impugnazione proposta ad un indirizzo di posta elettronica certificata non compreso nell’elenco previsto dal decreto del Direttore generale per i sistemi informativi automatizzati del 9 novembre 2020, ma riferibile all’ufficio giudiziario competente e pervenuta e presa in carico dalla cancelleria entro il termine perentorio, è ammissibile, in quanto la violazione della prescrizione formale non incide sulla sostanziale pertinenza dell’atto al procedimento e non pregiudica il diritto di difesa dell’interessato, ai sensi dell’art. 87-bis, comma 7, d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150.