Archivi categoria: Diritto Civile

Cassazione: l’azione revocatoria art. 2901 c.c. non è azione societaria

L’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. proposta da un creditore nei confronti di un socio, volta a dichiarare l’inefficacia del conferimento di beni immobili in una società estera, non è un’azione societaria ai sensi dell’art. 24, n. 2, del Regolamento (UE) n. 1215/2012, ma un’azione di tutela del credito, la cui giurisdizione è radicata in Italia in forza dei criteri generali del forum rei (artt. 4 e 8 del medesimo Regolamento) e dell’art. 3 della legge n. 218 del 1995, non essendo il petitum volto a contestare la validità di decisioni degli organi sociali alla luce del diritto societario applicabile.

Cassazione: l’usucapione della servitù di elettrodotto non si acquista con il contratto di fornitura

L’usucapione del diritto di servitù di elettrodotto non può essere dedotta sulla base del contratto di somministrazione di energia elettrica, il quale non costituisce prova documentale dell’esistenza ultraventennale della servitù, ma attesta esclusivamente il rapporto contrattuale di fornitura. Il giudice ordinario è competente a decidere sulla domanda di accertamento dell’installazione abusiva di impianti e sulla relativa rimozione, non rientrando nella giurisdizione del giudice amministrativo, che non è investito di funzioni in materia di risarcimento del danno e di accertamento dell’abusività delle opere.

Cassazione: fideiussioni con clausole A.B.I. nulle per intesa antitrust

La fideiussione contenente clausole di reviviscenza, sopravvivenza e deroga all’art. 1957 c.c., censurate dalla Banca d’Italia con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005, è nulla in quanto legata da nesso funzionale all’intesa restrittiva della concorrenza sanzionata dall’autorità di vigilanza. Tale nullità sussiste anche se la fideiussione è stata rilasciata al di fuori del periodo compreso tra il 2002 ed il 2005, in relazione al quale è stato condotto l’accertamento dell’intesa, e anche se la fideiussione è stata rilasciata per una specifica operazione e non rientra nella categoria delle fideiussioni omnibus. La nullità può essere dimostrata con la semplice evidenziazione della riproduzione, nella singola fideiussione, delle clausole di reviviscenza, di sopravvivenza o di deroga all’art. 1957 c.c., inserite nello schema predisposto dall’A.B.I. e censurato dalla Banca d’Italia con il provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005.

Cassazione: gli avvocati GOT non sono dipendenti, ma professionisti con indennità di lavoro autonomo

Le indennità percepite dagli avvocati che svolgono le funzioni di Giudice Onorario Temporaneo (GOT) non possono essere considerate redditi da lavoro dipendente, bensì remunerazioni di prestazioni professionali svolte da soggetti che esercitano una professione, ancorché intesa in senso lato e dinamico, come tali regolate dalla norma generale di cui all’art. 10 della legge n. 576 del 1980. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza del 27 giugno 2024 (causa C-41/23), ha già stabilito che i magistrati onorari devono essere equiparati ai lavoratori aventi diritto all’assicurazione previdenziale. Il ricorso all’analogia con la disciplina del GOA è possibile in presenza di identità di ratio tra le due fattispecie, senza necessità di intervento manipolativo del testo normativo, e costituisce un’interpretazione costituzionalmente orientata, in conformità all’art. 38 della Costituzione e ai principi eurounitari.

Cassazione Unite: la sospensione volontaria del processo è soggetta ai termini di riassunzione dell’art. 297 c.p.c.

La sospensione del giudizio disposta in base a un accordo tra le parti, ai sensi dell’art. 296 c.p.c., è soggetta ai termini di riassunzione previsti dall’art. 297 c.p.c., a differenza della sospensione necessaria di cui all’art. 295 c.p.c. La data di inizio del termine di riassunzione è la data della decisione del primo giudizio pendente in Cassazione, non quella della notifica del ricorso di riassunzione. Il passaggio in giudicato di una sentenza di legittimità pronunciata in un giudizio analogo non è rilevante ai fini della valutazione della tardività della riassunzione in un giudizio diverso, in quanto non incide sulla natura della sospensione operata nel processo specifico.

Cassazione Civile: l’azione di ingiustificato arricchimento è proponibile anche in caso di violazione delle norme di contabilità pubblica

L’azione di ingiustificato arricchimento è proponibile anche nel caso in cui l’ente locale abbia acquisito beni o servizi in violazione delle norme di contabilità pubblica, non essendo applicabile per identità di ratio l’art. 23, comma 4, del d.l. n. 66/1989 e l’art. 35 del d.lgs. n. 77/1995, che prevedono la costituzione del rapporto obbligatorio tra il privato e il funzionario che ha consentito l’esecuzione della fornitura, in quanto tali norme non escludono la sussistenza dell’arricchimento ingiustificato a favore dell’ente, ma solo la responsabilità del funzionario verso il privato.

Cassazione Civile: il custode di autovetture non è ausiliario del giudice ai fini della decadenza dall’indennità

Il custode di autovetture sottoposte a sequestro penale non è assimilabile a ausiliario del giudice ai sensi dell’art. 71, comma 2, del d.P.R. 115/2002, né rientra tra i soggetti soggetti a decadenza dall’indennità per attività svolta se non richiedono il compenso entro 100 giorni dalla cessazione dell’incarico. La disciplina della decadenza prevista dall’art. 71, comma 2, del d.P.R. 115/2002 non è applicabile alla liquidazione dell’indennità di custodia, la quale è disciplinata autonomamente dall’art. 72 del medesimo decreto, che non prevede termini di decadenza. Il custode, pur essendo un ausiliario del giudice, non svolge funzioni di amministrazione attiva dei beni sottoposti a vincolo, ma meri atti di conservazione, e la sua figura è distinta da quella degli ausiliari del giudice in materia di indennità. Pertanto, la prescrizione delle pretese di indennità di custodia deve essere valutata secondo le regole generali di prescrizione, e non applicando il termine di decadenza previsto dall’art. 71, comma 2, del d.P.R. 115/2002.

Occupazione abusiva di un immobile: il danno da mancato uso va provato, non è automatico (Cass. Sez. Unite, n. 33645/2022)

In caso di occupazione senza titolo di un immobile da parte di un terzo, il fatto costitutivo del diritto del proprietario al risarcimento del danno da perdita subita non coincide con la mera violazione del diritto di proprietà, ma è costituito dalla concreta possibilità di esercizio del diritto di godimento, diretto o indiretto mediante cessione ad altri dietro corrispettivo, che sia andata perduta per effetto dell’occupazione. Ne discende che tale danno, se non provato nel suo preciso ammontare, è liquidato in via equitativa anche mediante il canone locativo di mercato, mentre il mancato guadagno richiede l’allegazione e la prova dello specifico pregiudizio subito.

Recinzione su terreno di uso civico: la lite tra privati sul possesso va al giudice ordinario (Cass. Sez. Unite, n. 28802/2022)

Quando la controversia relativa alla rimozione di una recinzione e alla tutela possessoria riguarda esclusivamente il rapporto tra l’occupante del fondo e chi si afferma legittimo proprietario, senza coinvolgere l’ente pubblico titolare del demanio collettivo, la questione sulla natura demaniale del suolo, già coperta da giudicato, assume rilievo solo incidentale. Ne discende che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario e non al Commissario per la liquidazione degli usi civici, competente soltanto quando sia in discussione la qualitas soli tra l’ente pubblico e i privati.

Esondazione causata dall’acqua rilasciata da una diga: la responsabilità del gestore è oggettiva (Cass. Sez. Unite, n. 20943/2022)

In tema di responsabilità da cosa in custodia ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., il gestore di una diga risponde dei danni causati dal rilascio delle acque in base a un criterio di imputazione oggettivo, che prescinde dal comportamento del custode e dall’osservanza di obblighi di diligenza o di comunicazione alle autorità. Ne discende che l’esimente del caso fortuito va valutata su un piano oggettivo, verificando se il nesso causale sia stato eliso da un fattore esterno imprevedibile e inevitabile, e non accertando il rispetto degli obblighi informativi di protezione civile.